Il segreto della felicità

Ahh, le vacanze! Il calendario particolarmente favorevole di quest’anno ci regala un sacco di ponti proprio nel periodo di massimo splendore della primavera e noi ne approfittiamo per stare all’aperto e visitare posti nuovi.

Quali luoghi esploreremo nei prossimi giorni? Staremo immersi nella natura o sceglieremo piuttosto una città? Vicino o lontano? Andremo da soli o in compagnia?

Gli scienziatimatti di oggi hanno provato a guardare oltre queste domande ordinarie e si sono chiesti se ci fosse un collegamento tra felicità e bellezza dei luoghi che visitiamo.

La domanda può sembrare banale. Certo che vedere un bel parco o una bella montagna ci fa stare meglio che vivere nel traffico cittadino! Un biologo statunitense ha addirittura proposto che per via della nostra evoluzione, noi umani abbiamo bisogno di vedere luoghi naturali per rilassarci (ipotesi della biofilia di Edward Wilson).

Lo studio di oggi però va oltre la semplice intuizione e punta a capire cosa effettivamente ci renda felici. Se capissimo qual è l’elemento minimo per migliorare il nostro umore, forse potremmo anche nasconderlo in qua e in là nella vita di tutti i giorni in modo da rendere tutti più felici.

I ricercatori si sono armati di fantasia ed hanno utilizzato dei giochi per trovare la risposta alla loro domanda. Più precisamente, hanno utilizzato due app per cellulari:

  • Mappiness, un’app made in England che vuole studiare come varia la felicità delle persone durante il giorno;
  • Scenic-or-not, gioco che propone delle foto scattate un po’ ovunque in Inghilterra e chiede ai concorrenti di valutare quanto ciò che vedono sia bello.

Incrociando i dati di queste due applicazioni come degli Sherlock Holmes dei nostri giorni, i ricercatori si sono accorti che sì, le persone che visitano luoghi belli sono in media più felici. E questo è vero indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, dalla compagnia, e dall’attività che stiamo facendo!

Ma se l’intuizione ci suggeriva che tutto questo valesse solo per i luoghi naturali, la ricerca ha dimostrato che la correlazione con la felicità vale anche per le città e più in generale ciò che è stato prodotto dalla nostra civiltà.

Quindi l’ipotesi della biofilia non è corretta: non siamo “semplicemente” alla ricerca di ciò che è naturale, ma invece abbiamo una tendenza innata a ricercare ciò che è bello.

Questa modifica apparentemente piccola all’ipotesi della biofilia ci avvicina di un passo alla felicità: quando progettiamo i nostri spazi, casa nostra, la nostra aula, il nostro ufficio, o la nostra città, possiamo tenere presente la scoperta dei nostri eroi di oggi ed includere degli elementi belli nella nostra pianificazione.

Certo, il segreto della felicità resta ancora da svelare; quella qui descritta è solo una correlazione: quando siamo in luoghi belli, scenografici, siamo anche più felici, ma la ricerca non esclude la possibilità che quando siamo felici ci spostiamo verso luoghi più belli.

In ogni caso, ora abbiamo un’altra buona ragione per impegnarci a rendere il mondo un posto un po’ migliore!

Adesso è nostro dovere far progredire la ricerca: nei prossimi ponti impegnamoci tutti a visitare un luogo nuovo e bello per vedere come cambia il nostro umore 🙂


Qui il link alla ricerca originale:

https://rdcu.be/bx57w

La scienza degli X-Men – Speciale Lucca Comics&Games 2018

La pelle impenetrabile di Colossus

Lucca Comics and Games in qualche modo influenza tutti i lucchesi, anche quelli che come noi non sono grandi appassionati di fumetti e manga. Forse per via di questo richiamo della nostra terra natia, ci sembrava quasi doveroso portare alla luce i numerosi legami tra scienza e fumetti.
Un fisico irlandese (Barry Fitzgerald) si è proposto di analizzare la scienza alla base dei supereroi e nell’articolo di oggi ci parla di Colosso, un membro degli X-Men, che ha il potere di rendere la sua pelle dura ed imperforabile quando lo desidera.
Avere una pelle d’acciaio comporta svariati problemi biologici. Vediamone alcuni!

Termoregolazione. il nostro corpo fa di tutto per mantenersi ad una temperatura costante intorno ai 37°C. Per questo quando è caldo sudiamo per raffreddarci.
Quando Colosso durante un combattimento decide di mettere su la pelle d’acciaio, le sue ghiandole sudoripare saranno probabilmente bloccate. Eppure nelle lotte il nostro eroe si muove un sacco e verosimilmente genera tantissimo calore. Come può allora evitare di auto-bollirsi? L’ipotesi più probabile è che la sua pelle non sia fatta di acciaio, ma di grafene, un materiale a base di carbonio che è più fine della carta ma più resistente del diamante.
Si può dunque ipotizzare che il gene-X (X nel senso di sconosciuto, come in X-Men) di Colossus codifichi per un bio-grafene, dove con bio- si intende una sostanza prodotta dal corpo umano che ha quindi le caratteristiche di altre proteine del nostro corpo come per esempio la capacità di autoassemblarsi in strutture complesse.
È quanto succede alla clatrina, che tra l’altro ha una struttura molto simile al grafene:

New Microsoft PowerPoint Presentation

Trasporto. Non basta produrre il bio-grafene, bisogna anche che la proteina arrivi nel posto giusto, ovvero sullo strato più esterno della pelle. Il dott. Fitzgerald propone un trasporto nel sangue e parla quindi di tutte le possibili conseguenze nefaste come aumento della viscosità del sangue, sovraccarico di lavoro per il cuore, ecc ecc. Noi proponiamo un modello più semplice dove il bio-grafene è prodotto in loco dai fibroblasti, le cellule specializzate nella produzione del collagene che compone la nostra pelle (altra proteina che si autoassembla). I fibroblasti di Colosso potrebbero essere portatori del gene-X del bio-grafene e, quando il gene si attiva, i fibroblasti della pelle di Colossus potrebbero passare dal produrre collagene al produrre bio-grafene. I fibroblasti infatti sono già nel posto giusto per poter riparare eventuali danni producendo collagene, perciò la nostra soluzione ci pare più semplice, ma essendo il dott. Fitzgerald un fisico e non un biologo gli perdoniamo questa svista 🙂
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Come magari qualcuno avrà intuito, il dott. Fitzgerald usa i supereroi come pretesto per insegnare la scienza ai ragazzi. Nel suo articolo parla di molti altri aspetti del corpo umano, ma non volevamo togliervi tutta la sorpresa!


Ecco qui il link alla ricerca originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30192188