La magia delle renne

Perché Babbo Natale ha scelto proprio delle renne e non per esempio degli orsi polari per la sua slitta? Secondo gli Scienziatimatti di oggi è perché le renne hanno delle proprietà magiche!

Le renne hanno degli enormi palchi chiamati impropriamente corna che cadono a fine stagione e ricrescono ad una velocità esorbitante l’anno dopo.

Questa capacità rigenerativa ce l’hanno solo le lucertole e pochi altri animali, ma tra i mammiferi resta una rarità. Infatti, nella stragrande maggioranza dei mammiferi (uomo compreso) un danno molto grosso ad un tessuto viene riparato con una cicatrice. La cicatrice è una toppa e, proprio come le toppe sui vestiti, resta ben visibile per sempre. Questo non è solo un problema estetico; essendo la toppa di un materiale diverso rispetto al tessuto originale, può capitare che un tessuto rattoppato non funzioni più come prima. Per esempio, la conseguenza di un infarto al cuore è una cicatrice che impatta il funzionamento dell’organo stesso e che a volte ci uccide!

E se le renne sapessero come evitare la formazione delle cicatrici??

Studiando la pelle delle renne gli Scienziatimatti si sono resi conto che ferite sulla schiena cicatrizzavano come le nostre ferite, mentre ferite simili sulla pelle che copre le corna (chiamata velluto) si riparavano perfettamente senza cicatrizzare, in altre parole, si rigeneravano.

Ad un’osservazione più attenta è stato chiaro che le cellule incaricate di riparare le ferite, dette fibroblasti, erano diverse se prese dalla pelle della schiena o dal velluto. I fibroblasti della pelle della schiena erano di tipo “infiammatorio” e riuscivano a richiamare sul luogo della ferita tutte le cellule del sistema immunitario. Invece i fibroblasti del velluto erano di tipo “rigenerativo“, ovvero erano più bravi a ricreare le proteine che compongono la pelle (per esempio il collagene) ed allo stesso tempo riuscivano a tenere a bada l’infiammazione. 

(A) Ecco una renna! Nella foto vediamo la schiena (B) ed i palchi (C), chiamati impropriamente corna. In B e C vediamo l’evoluzione della ferita in 30 e 60 giorni. Nelle immagini sotto vediamo cosa succede nella zona del taglio dopo 30 giorni a livello microscopico: sulla schiena (D) si può ancora vedere una differenza grossa tra la zona della ferita ed il tessuto circostante. Invece nel velluto (E) sembra che ormai anche la zona ferita sia tornata normale e quasi indistinguibile dai bordi del taglio (da Sinha et al. 2022).

Gli scienziati hanno trapiantato un pezzetto di velluto dai palchi alla schiena delle renne ed hanno visto che un taglio sulla pelle trapiantata si rigenerava completamente, segno che effettivamente la rigenerazione sembrava dovuta ai fibroblasti del velluto. Però, se il tessuto trapiantato veniva lasciato per vari mesi sulla schiena delle renne ecco che in risposta ad un taglio si formava una cicatrice. Questo perché i fibroblasti “rigenerativi” del velluto venivano riprogrammati dal microambiente della schiena in fibroblasti “infiammatori”. Viceversa, analizzando i cambiamenti dei fibroblasti infiammatori in risposta ad una ferita, si vedeva che per un periodo brevissimo questi fibroblasti somigliavano ai fibroblasti rigenerativi.

I ricercatori hanno controllato l’RNA dei fibroblasti nei giorni successivi alla comparsa di una ferita. Da questa analisi visuale notiamo che l’RNA cambia. Questo è segno che i fibroblasti si attivano (si «riprogrammano») in risposta alla ferita. 7 giorni dopo la ferita, i fibroblasti della schiena e quelli del velluto sono praticamente uguali, segno che le due popolazioni potrebbero essere interscambiabili se trattate nel modo giusto (da Sinha et al. 2022).

Dunque sembra che la renna abbia due tipi di fibroblasti – infiammatorio e rigenerativo – e forse è possibile passare da un tipo all’altro di fibroblasti tramite segnali provenienti dall’ambiente. 

Cosa interessante, i fibroblasti fetali umani sono molto simili ai fibroblasti rigenerativi delle renne, mentre i fibroblasti umani adulti sono simili a quelli infiammatori.

Gli Scienziatimatti hanno ipotizzato che riducendo l’infiammazione sarebbe stato possibile riprogrammare i fibroblasti adulti dell’uomo in fibroblasti rigenerativi in modo da favorire la rigenerazione e ridurre la cicatrizzazione. Effettivamente le ferite sulla pelle dei topi si rimarginavano meglio se ai topi venivano dati dei farmaci che bloccavano l’infiammazione causata dai fibroblasti!

Grazie alle renne e agli Scienziatimatti che hanno fatto una magia di Natale trovando un modo nuovo per superare i problemi dovuti alle cicatrici!

Riassunto visuale dell’articolo: i fibroblasti rigenerativi tengono a bada le cellule infiammatorie, promuovendo così la rigenerazione. I fibroblasti pro-infiammatori invece alimentano l’infiammazione del tessuto portando così alla formazione di una cicatrice (da Sihna et al. 2022).


Qui il link alla ricerca originale: Fibroblast inflammatory priming determines regenerative versus fibrotic skin repair in reindeer

Curiosità: il genoma umano ormai è stato sequenziato completamente, quello della renna no. Ciò rende estremamente difficili studi comparativi tipo questo. In attesa che il genoma della renna venga sequenziato, gli Scienziatimatti hanno messo gratuitamente a disposizione il frutto delle loro analisi per aiutare altri scienziati che magari si sono incuriositi leggendo di questa scoperta.

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