Lumache di mare contro il diabete

Chi vorrebbe giocare con un animale velenoso come quelli che si trovano in Australia e paesi limitrofi? Probabilmente nessuno… tranne gli scienziatimatti di oggi, i quali si sono imbattuti in una lumaca di mare dall’apparenza innocua, ma che nasconde un’arma pericolosissima: non appena un ignaro pesce le passa accanto, il mollusco gli getta addosso una sostanza paralizzante e se lo mangia.

A sinistra vediamo la lumaca Conus geographus e due altre lumache della stessa specie. A destra la mappa delle Filippine con i punti in cui le lumache sono state raccolte (Ahorukomeye et al. 2019)

La lumaca scatena nel pesce un coma ipoglicemico, lo stesso che colpisce i diabetici se prendono troppa insulina.

L’insulina è l’ormone che regola la quantità di glucosio nel sangue (la glicemia) ed abbiamo già parlato qui di come il glucosio sia la principale fonte di nutrimento delle nostre cellule. Appena mangiato abbiamo glucosio in abbondanza ed il corpo produce insulina. Le cellule con le antenne (recettori) adatte a captare l’insulina sentiranno questo messaggio: “C’è un sacco di cibo! Presto, riempite le dispense!”.

La glicemia si abbasserà fino all’arrivo del secondo ormone, il glucagone, che dirà alle cellule di smettere di rimpinzarsi.
Un difetto molto conosciuto di questo sistema è il diabete. Esistono tre tipi di diabete:

  • Tipo 1: il pancreas, organo incaricato di produrre l’insulina, smette di generare l’ormone;
  • Tipo 2: le nostre cellule diventano “assuefatte” all’insulina ed hanno bisogno di dosi sempre maggiori di ormone;
  • Diabete gestazionale: una forma transitoria di diabete che si verifica nelle donne in gravidanza.

Quasi sempre l’unica cura possibile consiste nell’iniettarsi insulina in corrispondenza dei pasti.

L’insulina non agisce istantaneamente, ma dall’iniezione al momento in cui si abbassa la glicemia c’è un ritardo di circa 15 minuti.

In più, l’insulina non ama essere prigioniera di un recettore, così appena viene legata fa di tutto per staccarsi e disattivare il recettore. Questo meccanismo, detto cooperazione negativa, impedisce che la risposta all’insulina duri troppo a lungo e diventi quindi dannosa. Infatti se la glicemia si abbassa troppo, il corpo “va in stand-by” per ridurre la consumazione energetica, e si cade così in coma.

Ma torniamo a Conus geographus. Le lumache sono conosciute per la loro lentezza, mentre i pesci sono in genere agili e scattanti (qualcuno ha mai provato ad acchiappare un pesce con un retino al mare?).

Quindi per avere una minima speranza di catturare un pesce, la nostra amica Conus avrà bisogno di un’arma ultra-rapida. L’insulina non risponde certo a questi requisiti visto che impiega 15 minuti per entrare in azione!

Il “veleno” prodotto dalla lumaca è però talmente simile alla nostra insulina da essersi guadagnato il nome di Con-insulina (Con perché prodotta da Conus). A differenza della nostra insulina, la Con-insulina:

  • ha un effetto immediato sulla glicemia.
  • Ha un effetto più potente. Ecco perché i pesci cadono istantaneamente in coma. Questo potrebbe significare che la nuova insulina non soffre di cooperazione negativa, ma resta legata più a lungo ai recettori.

La Con-insulina potrebbe ispirarci nella ricerca di terapie più efficaci per i diabetici!

Oltre che ringraziare i ricercatori, dobbiamo delle scuse a Conus geographus e a tutti gli animali velenosi che nonostante la nostra reticenza ad incontrarli ci offrono spunti per migliorare la nostra salute! 🙂



Qui il link alla ricerca originale:

https://elifesciences.org/articles/41574

8 pensieri su “Lumache di mare contro il diabete

    1. Vero, ma ci sono molti effetti collatetali a lungo termine dovuti alle iniezioni di insulina (ipoglicemia persistente, rischio di obesità, aumentato rischio di cancro, …). Il problema è che non si conoscono le cause di questi effetti collaterali che si sviluppano dopo decenni di terapia. Ci sono indicazioni che alternative all’insulina tradizionale potrebbero risolvere il problema, quindi ben vengano nuove linee di investigazione

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    1. Non è proprio uguale, anzi, ha varie differenze. Per esempio ci manca una sequenza che nell’uomo serve per attivare il recettore dell’insulina e quindi è più corta. Eppure la con-insulina attiva lo stesso il recettore umano. Non si sa se si possa diventare resistenti anche a queste forme più corte di insulina, ma ci sono ricerche che stanno cercando di rispondere proprio a questa domanda.

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